Di Thomas Mazzi con Romano Serra
Nelle sale del Museo del Cielo e della Terra, il fruscio di fondo della frequenza di 17,2 kHz permeava le stanze.
Solo pochi minuti prima, a migliaia di chilometri di distanza, in Svezia, i motori del trasmettitore storico di Grimeton (SAQ) avevano iniziato a girare per andare a pieno regime: l’ultimo alternatore meccanico Alexanderson rimasto al mondo, un gioiello del 1924 tutelato dall’UNESCO, stava iniziando a trasformare l’energia meccanica in onde radio a bassissima frequenza (VLF). Catturare un segnale simile senza antenne opportune è un’impresa da veri pionieri della radio, ma l’esperimento di oggi ha sfidato le aspettative. Sfruttando la terra stessa come mezzo di conduzione, il museo ha steso un dipolo a picchetti di ben 76 metri di apertura. Quando i tasti telegrafici svedesi hanno iniziato a battere il codice Morse, la scommessa è stata vinta: le note lunghe e squillanti del SAQ sono arrivate nitide e perfette.
Un ponte invisibile fatto di pura storia ed ingegno ha collegato il passato industriale del Novecento con il cuore tecnologico del museo, regalando ai presenti l’emozione pura della radio delle origini.
