con la partecipazione di Romano Serra, Thomas e Noa Mazzi e Sonia Barbieri
Ieri pomeriggio, nella quiete assolata della collinetta dell’osservatorio, è accaduto qualcosa che, a prima vista, potrebbe sembrare una semplice curiosità. Ma per chi c’era – e per chi sa cogliere il fascino nascosto nelle piccole cose – si è trattato di un momento davvero speciale.
Thomas è arrivato con un oggetto alquanto singolare: un cercametalli costruito interamente da lui utilizzando i rottami di una vecchia radiolina. Un progetto artigianale, frutto di ingegno e passione, che già da solo meritava attenzione. Ma la vera sorpresa è venuta quando, insieme a sua figlia Noa e a Sonia, ha messo lo strumento in funzione, puntandolo verso il suolo erboso della collinetta.
Quella collinetta, per chi frequenta l’osservatorio e il planetario, è un luogo familiare. Ogni estate ospita centinaia di persone, soprattutto durante le Persiceteidi, l’evento di osservazione delle stelle cadenti. E come ogni luogo affollato, anche il prato dell’osservatorio conserva tracce dei suoi visitatori: monetine sfuggite dalle tasche, tappi di bottiglia, palline di alluminio accartocciato e chissà cos’altro, ormai sepolto sotto pochi centimetri di terra.
Ed è proprio lì che il cercametalli ha cominciato a “cantare”. Sonia, armata di un piccolo zappetto, scavava con pazienza ogni volta che il segnale acustico indicava la presenza di un oggetto. Insieme, hanno riportato alla luce una vera e propria collezione di piccoli reperti: decine di coperchi in ferro, pallette di stagnola, vecchie monete da 1, 2 euro e centesimi – alcune delle quali talmente consumate dal tempo da risultare quasi illeggibili. La profondità massima dei ritrovamenti non superava i dieci centimetri, ma ciò che è emerso ha raccontato anni di storie dimenticate.

Il risultato? Una “raccolta” di circa 10 euro in monetine, un sacco pieno di rifiuti metallici e plastici, e – forse ancora più importante – un terreno ripulito con cura. Sonia si è distinta per la sua attenzione e dedizione: tutto il materiale raccolto, dal ferro ai tappi di plastica, è stato separato, catalogato e smaltito correttamente. Un gesto semplice ma prezioso, che ha dato un senso ancora più profondo a questa piccola avventura.
E ora, chi ha assistito a questa inaspettata caccia al tesoro si chiede: perché non proporla come attività per le scuole? La tecnologia, la scoperta, il rispetto per l’ambiente e un pizzico di mistero… Tutti gli ingredienti perfetti per coinvolgere bambini e ragazzi in un’esperienza educativa, divertente e concreta. Perché anche tra i fili d’erba e le monete arrugginite, si nasconde un mondo tutto da esplorare.
Insomma, dalla collina dell’osservatorio non si guarda solo il cielo. Ogni tanto, vale la pena anche guardare… sotto i piedi.
Si ringrazia Thomas Mazzi del Associazione Astrofili Centesi https://www.astrofilicentesi.it/ per la collaborazione.
