di Romano Serra

In letteratura vi sono tante informazioni riguardanti l’arcobaleno che ricordo è dovuto alla rifrazione della luce bianca solare dentro ad una goccia di acqua. Il complesso fenomeno di ottica geometrica, è regolato da una legge per la quale tra l’entrata e l’uscita del raggio luminoso, prima bianco e poi scomposto, intercorrono circa 42°. Il circa è dovuto al diverso colore e quindi inclinazione del raggio luminoso rifratto. Per tale motivo, l’arcobaleno appare molto bello e maestoso, solo quando il Sole è ben sotto i 42° di altezza sull’orizzonte. Poi può succedere un arcobaleno doppio, che si verifica quando la luce solare subisce due riflessioni interne in una goccia di pioggia, creando un secondo arco più debole e con i colori invertiti rispetto all’arcobaleno primario: rosso all’interno, viola all’esterno. In questo caso l’estensione del fenomeno, nel cielo opposto al Sole ( meglio se tramonto oppure al sorgere), raggiunge circa i 52°.

Altra cosa curiosa: la luce dell’arcobaleno è polarizzata circolarmente; in altre parole quando si osserva il fenomeno, facendo ruotare un opportuno filtro polarizzatore fotografico, la luce dell’arcobaleno e quindi anche i colori, subiranno estinzioni più o meno pronunciate.
Sull’arcobaleno ci si potrebbero scrivere tante cose. Il primo che pubblicò una trattazione completa e significativa del fenomeno fu Cartesio. Nel suo trattato “Diottrica” del 1637, fornì una spiegazione dettagliata basata, appunto, sulla rifrazione e riflessione della luce solare nelle gocce di pioggia.

