Valentina Vladimirovna Tereškova

Valentina Vladimirovna Tereškova

Mentre nel programma spaziale USA le uniche donne che raggiunsero una qualche visibilità sui media furono le mogli degli astronauti impegnati nei lanci[1], dall’altra parte della cortina di ferro il 16 giugno 1963 una cosmonauta viene lanciata dal comosdromo di Bajkonur per una missione di quasi tre giorni a bordo della capsula Vostok 6.

Valentina Vladimirovna Tereškova nacque il 6 marzo del 1937 nei pressi di Jaroslavl’ e rimase orfana del padre, disperso nella guerra russo-finlandese del 1940. A 17 anni iniziò a lavorare in una fabbrica tessile per contribuire a mantenere la famiglia, ma continuò gli studi per corrispondenza e partecipò ad un corso di paracadutismo organizzato da una associazione ausiliaria dell’Aeronautica Sovietica.

Un mese dopo il suo ventiquattresimo compleanno, nell’aprile del 1961, Jurij Gagarin volava attorno al nostro pianeta. Nel frattempo tra i vertici del programma spaziale cominciava a farsi strada l’idea di una cosmonauta donna, per battere gli americani anche su questo fronte.[2]

Le selezioni dell’Ottobre 1961 per il programma spaziale sovietico prevedevano l’ingresso di 5 astronaute su 50 candidati. Non era richiesta una abilità da pilota, in quanto la capsula era completamente automatizzata e guidata dal controllo missione, mentre l’esperienza di paracadutismo era essenziale dato che la capsula non era in grado di atterrare “dolcemente” e l’occupante veniva espulso poco dopo il rientro in atmosfera per poi veleggiare a terra con il paracadute personale.

Tereškova riuscì a qualificarsi tra le cinque donne previste dal reclutamento, pur essendo probabilmente la meno qualificata del gruppo per via della mancanza di studi superiori.

Nel maggio del 1962 Kamanin e Titov, cosmonauti russi, parteciparono con una delegazione russa ad una visita a Washington. Invitati ad un barbecue dal “collega” John Glenn, vennero a conoscenza del programma Mercury 13[3] e gli venne riferito che il progetto prevedeva che la prima donna astronauta americana avrebbe compiuto un sorvolo orbitale entro la fine del 1962.

Al rientro della delegazione, la notizia del Mercury 13 accelerò i propositi di avere un pilota femminile in orbita al più presto possibile. Il progetto originale prevedeva un lancio simultaneo di due capsule (Vostok 5 e 6), ma fu cancellato all’ultimo momento, decidendo che soltanto una donna e non due avrebbe potuto volare per supportare la propaganda. Tereškova la spuntò sulle colleghe Ponomaryova e Solovyova, dimostrando un maggiore allineamento con l’ideologia del PCUS ma soprattutto per via delle sue competenze, inferiori a quelle delle altre due, che non costituivano una preferenza per il volo automatico della Vostok. Le colleghe più capaci vennero “preservate” per una missione successiva della durata di dieci giorni, la Voschod 5, che prevedeva una capsula capace di alloggiare due cosmonaute ed una “passeggiata” nello spazio. La missione fu in seguito cancellata, per concentrare le forze sul programma Sojuz che rimase però appannaggio maschile fino al 1982.

Valentina Tereškova in un francobollo commemorativo sovietico

Il 14 giugno 1963 finalmente Tereškova divenne la prima cosmonauta ad orbitare con successo attorno al nostro pianeta, col nomignolo “Chaika” (gabbiano).

La missione non fu priva di problemi, ma le esigenze di propaganda ai tempi spinsero a coprire tutto. Tereškova descrisse poi la sua versione della storia nel 2007, in un memoriale. In particolare raccontò che al momento dell’inserimento in orbita la capsula puntava nella direzione sbagliata. Quando si fossero accesi i retrorazzi per il rientro, l’avrebbero inevitabilmente spinta a perdersi nello spazio per non fare più ritorno. Segnalò il problema al controllo missione che, dopo una prima incredulità, finalmente al secondo giorno di missione inviò i comandi per correggere l’assetto della capsula e permetterle di tornare a terra.

Anche il rientro non fu piacevole: dopo l’espulsione un vento forte la costrinse ad un atterraggio piuttosto duro (specie dopo tre giorni in microgravità) sulla spiaggia di un lago, procurandole un vistoso ematoma in viso. Fu necessario un trucco molto pesante, nei giorni successivi, per nascondere la ferita e permetterle di partecipare ai festeggiamenti per la missione compiuta.

Valentina Tereškova accolta dalla folla. Alla sua destra Jurij Gagarin.

Negli anni successivi ricevette numerose onorificenze e spostò la sua carriera verso la politica, diventando membro del PCUS, poi parte del Presidium del Soviet Supremo e vicepresidente della Commissione per l’Educazione, la scienza e la cultura dell’Unione Sovietica.

Nel 2014 è stata portabandiera alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Sochi.


[1] Sulle famiglie degli astronauti partecipanti al programma Mercury è stata realizzata una serie televisiva: The Astronaut Wives Club.

[2] Col senno di poi, un primato abbastanza semplice da raggiungere: la prima cosmonauta americana a volare nello spazio fu Sally Ride, nel giugno del 1983, a bordo dello Space Shuttle.

[3] All’interno del programma Mercury 13, tredici donne si addestrarono e superarono i principali test per il programma spaziale. Ne è stato recentemente creato un documentario: recensione di Mercury 13 su Focus.

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