L’albero è un grande notaio

Nello scorso mese di luglio è stato abbattuto un albero all’uscita del parcheggio adiacente al cimitero monumentale di San Giovanni in Persiceto.

Non ne conosciamo le ragioni ma possiamo immaginare sia stato fatto a causa di un rischio per la sicurezza della circolazione, essendo proprio sul viale di circonvallazione. Tuttavia vedere un vecchio amico che se ne va fa sempre un po’ dispiacere e dunque vorremmo ricordarlo qui ripercorrendo la sua storia tramite gli anelli di accrescimento del tronco.

Dopo aver lucidato con la carta vetrata la superficie di taglio, già piuttosto piana e regolare in partenza, possiamo per prima cosa contare il numero degli anelli per stimare l’età della pianta. Ne abbiamo contati circa 110, collocando dunque la sua nascita nei primi anni del 1900. L’albero si direbbe della specie Sophora (appartenente alla famiglia delle Fabaceae, la stessa di lupini, fagioli e piselli), molto usata nel contesto urbano per ragioni estetiche e di resistenza alle intemperie ed all’inquinamento. Piante di questo tipo possono arrivare anche a 200 anni di età ma la posizione e la storia del nostro esemplare probabilmente hanno contribuito al suo invecchiamento “precoce”.

Come Romano ama ripeterci, l’albero è un grande notaio. Dallo spessore e dalla distribuzione degli anelli possiamo ricostruire alcuni degli eventi di cui il nostro vecchio amico è stato testimone.

Per prima cosa cerchiamo gli anni che le cronache ci indicano per le gelate eccezionali: 1985, 1963, 1956. Gli anelli in quelle date mostrano un leggero restringimento, ma si nota appena: il freddo non sembra averlo impensierito più di tanto. Attorno al 1925 invece l’albero sembra essersi inclinato verso la Porta Vittoria, forse a causa di un colpo o di un cedimento del terreno. Da quel momento la crescita diventa asimmetrica (gli anelli si ovalizzano, il centro del tronco risulta spostato), riportando lentamente il fusto in posizione quasi verticale.

Guardando la superficie notiamo poi due vistose cicatrici, testimonianze di importanti traumi ricevuti. Potrebbero anche essere il segno di un fulmine che ha colpito la pianta, nel 1950 e nel 1990. Nella foto dove sono evidenziati questi segni vediamo bene anche la composizione del tronco: all’interno l'”osso”, il durame, che è legno secco di sostegno; più esternamente la “carne”, l’alburno, cioè il legno vivo dove scorre la linfa; infine la “pelle”, la corteccia che protegge la pianta dagli agenti esterni.

Come ultima curiosità, notiamo che gli anelli dal 1939 al 1945 sono particolarmente ben spaziati. A differenza di quello che è successo agli umani, la seconda guerra mondiale sembra avergli portato una certa prosperità.

Salutiamo dunque il muto testimone di due guerre mondiali e di molti eventi sociali e politici (oltre che di moltissimi intrallazzi amorosi, ci piace pensare) ringraziandolo per l’ombra che ci ha offerto e per il riparo che ha provveduto ad uccelli ed insetti che popolano il nostro paese. E aspettiamo fiduciosi le piante nuove che dovrebbero essere messe a dimora nei prossimi mesi alle spalle del parcheggio, sul confine dell’Orto Botanico, visto che per fortuna a San Giovanni in Persiceto, sia nei cittadini sia nell’amministrazione, l’amore per il verde pubblico non manca.

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